
Sarajevo. Laboratorio fragile dei Balcani, metronomo d'Europa
Sarajevo non è solo la capitale della Bosnia ed Erzegovina. È una città complessa e antica, che ha conosciuto il peggio e il meglio dell’Europa: quattro anni di assedio, oltre undicimila civili uccisi, le biblioteche bruciate. Eppure anche la capacità di resistere, di creare cultura e vita dentro la guerra, e di costringere l’intero continente a interrogarsi su cosa significhi essere solidali con gli aggrediti. Nel corso dei secoli è stata un ponte tra Oriente e Occidente, dove si mescolavano lingue e preghiere, mercati e alfabeti, e dove, per un momento, l’utopia jugoslava sembrò realizzarsi. Oggi la Bosnia ed Erzegovina resta divisa, la minaccia del conflitto continua a serpeggiare, ma Sarajevo sfugge a ogni geometria politica. Resta un laboratorio fragile di convivenza, memoria e speranza. Questo libro prova a raccontarla attraverso le voci di chi la abita.
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Sarajevo non è solo la capitale della Bosnia ed Erzegovina. È una città complessa e antica, che ha conosciuto il peggio e il meglio dell’Europa: quattro anni di assedio, oltre undicimila civili uccisi, le biblioteche bruciate. Eppure anche la capacità di resistere, di creare cultura e vita dentro la guerra, e di costringere l’intero continente a interrogarsi su cosa significhi essere solidali con gli aggrediti. Nel corso dei secoli è stata un ponte tra Oriente e Occidente, dove si mescolavano lingue e preghiere, mercati e alfabeti, e dove, per un momento, l’utopia jugoslava sembrò realizzarsi. Oggi la Bosnia ed Erzegovina resta divisa, la minaccia del conflitto continua a serpeggiare, ma Sarajevo sfugge a ogni geometria politica. Resta un laboratorio fragile di convivenza, memoria e speranza. Questo libro prova a raccontarla attraverso le voci di chi la abita.












